P.E.B.A piani per l’eliminazione delle barriere architettoniche
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Oggi ci vogliamo occupare dei P.E.B.A. ovvero dei piani per l’eliminazione delle barriere architettoniche.

Iniziamo col dire che i P.E.B.A. sono stati introdotti con una legge dello Stato che risale addirittura al 1986 e che da allora sono trascorsi invano più di trent’anni. Cerchiamo di capire perché.

La legge del 1986 prevedeva, entro un anno dalla sua approvazione, l’eliminazione delle barriere architettoniche da tutti gli spazi pubblici.

Previsione ambiziosa, soprattutto per la nostra Italia! Ma andiamo avanti.

Facciamo notare che la legge ha sancito un vero e proprio obbligo, ancora vigente, a carico delle amministrazioni locali e che le stesse, tranne rare eccezioni, hanno omesso di osservarlo.

Alla faccia di chi crede che la legge sia uguale per tutti! Nel nostro bel paese c’è anche chi può permettersi di non osservarla e se quel qualcuno è la pubblica amministrazione non siamo messi un granché bene. Abituati come siamo ad essere sanzionati per ogni minima disattenzione nei confronti dello Stato ci chiediamo: “Saranno state sanzionate le amministrazioni pubbliche in ritardo? “Bah, ci limitiamo a scrivere che la risposta non è argomento di questo articolo anche se sarebbe interessante scoprirlo.

Entriamo nel merito della Legge, magari a qualcuno può venir voglia di approfondire, e quindi alcuni richiami ai testi normativi sono obbligatori per capire meglio di cosa stiamo parlando e soprattutto di cosa sono responsabili le amministrazioni pubbliche attraverso le proprie omissioni.

Stiamo parlando della Legge n. 41 del 1986 che, con l’articolo 32, comma 21, parla chiaro: “Per gli edifici pubblici già esistenti non ancora adeguati alle prescrizioni del decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1978, numero 384, dovranno essere adottati da parte delle Amministrazioni competenti piani di eliminazione delle barriere architettoniche entro un anno dalla entrata in vigore della presente legge”.

L’articolo 24, comma 9, della legge 104 del 1992 integra la Legge n. 41 con il testo “I piani di cui all'articolo 32, comma 21, della citata legge n. 41 del 1986 sono modificati con integrazioni relative all'accessibilità degli spazi urbani, con particolare riferimento all'individuazione e alla realizzazione di percorsi accessibili, all'installazione di semafori acustici per non vedenti, alla rimozione della segnaletica installata in modo da ostacolare la circolazione delle persone handicappate.

Bene, sembra chiaro che le amministrazioni competenti, come i Comuni, dovevano subito attivarsi e per obbligo di legge rimuovere le barriere architettoniche dagli edifici pubblici esistenti e quindi, con urgenza, procedere alla redazione del P.E.B.A. al fine di individuare, monitorare e superare le barriere architettoniche insistenti sul territorio.

E già perché avere a disposizione un documento come il P.E.B.A è utile a rilevare e classificare le barriere architettoniche presenti in aree pubbliche (strade, piazze, giardini, parchi, elementi di arredo urbano e segnaletica) o in edifici pubblici ma è anche indispensabile per individuare le proposte progettuali in materia.

Tanto per non procedere a casaccio.

In sostanza stiamo parlando di un documento fondamentale per avere a disposizione il monitoraggio dello stato dei luoghi anche al fine di una pianificazione e coordinamento sugli interventi da attuare per l’accessibilità del territorio.

I P.E.B.A, quindi, sono strumenti utili a sancire il diritto imprescindibile dell’accessibilità per tutti i cittadini e tanto per ricordarlo sono obbligatori.

Lanciamo un sondaggio. Il tuo comune ha predisposto il P.E.B.A?